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mia madre e il porco del mio patrigno cap.1
30.07.2025 |
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"Orlando prima di andarsene, mi passa due dita sulla fessura, accarezzandomi la vulva, infila un dito, strappandomi ancora un gemito di dolore e di piacere, poi senza forzare oltre si porta il..."
Crescere con una madre con un fisico da modella può nuocere alla propria autostima. Elena, mia madre, alta 175 centimetri, lunghi capelli color miele, una terza di seno, due gambe lunghissime e un culo da favola; un viso d’angelo, ma l’anima da troia. Si, perché è sempre stata una femmina esuberante; insomma, la dava facilmente. Infatti, se un uomo la intrigava lei non si negava. E poi, ha sempre amato gli uomini trucidi. La affascinano.
Alle medie, ancora tredicenne, ha fatto il suo primo pompino al fratello maggiore di un suo compagno di classe; al liceo ha perso la sua verginità su una panca nelle docce della palestra con il suo professore di ginnastica e, dopo la maturità, sfruttando la sua innegabile bellezza, ha conosciuto un tizio che, oltre a scoparsela in tutti i buchi, l’ha introdotta, definitivamente e stabilmente, nel mondo della moda.
Trasferitasi a Milano, ha iniziato una straordinaria carriera da modella, anche se ha dovuto concedersi, non sempre obbligata, ai responsabili delle agenzie che la contattavano, al fine di ottenere sontuosi contratti.
Poi commette il peccato originale: si fa mettere incinta da uno sconosciuto aiuto-fotografo cubano, mulatto e bruttarello, ma, come lei ha sempre sostenuto, con un cazzo a cui non si poteva rinunciare.
Da quella scopata anonima, ne viene fuori un clone, ma non di mia madre, ma di mio padre e solo per la statura e il colore della pelle. Lui, appresa la notizia, sparisce dai radar, abbandonandola e in attesa di una bambina da mantenere.
Parto, maternità e lontananza dalle passerelle le stroncano la carriera.
Ma lei non si abbatte e, strategicamente, rinuncia a fare la troia durante le tante serate mondane, mettendosi a caccia di un uomo che possa mantenerla e che l’aiuti a crescere una figlia.
Lo trova in Orlando, un porco e ricco imprenditore conosciuto a una delle tante serate di moda, che diventa subito il suo bottino di guerra; infatti, ne diviene l’amante fissa e riesce, dopo solo un anno, a farsi intestare un piccolo appartamento al centro di Milano e a strappargli una donazione mensile di circa 3.500 euro che consentono a lei e a me una vita dignitosa e priva di stenti.
Il suo capolavoro, però, lo realizza, facendosi sposare da Orlando, dopo averlo fatto divorziare dalla moglie. Così a 45 anni lei si ritrova con una figlia di 15 e con un marito super benestante di 55, fedifrago, ma disposto a farmi da patrigno.
È corretto dire che tutte queste informazioni di cui sono a conoscenza sono contenute in un diario che la mia avveduta madre ha iniziato a scrivere, non solo nella eventualità di doverlo usare come arma di ricatto verso il mio patrigno se si fosse rifiutato di adempiere agli impegni che aveva assunto nei suoi confronti sin dall’inizio del loro rapporto, ma anche come opportunità da sfruttare, visti i tanti VIP con cui si era accompagnata, per farne una pubblicazione scandalistica. Ma del suo contenuto, magari, parlerò nei prossimi capitoli se avrete voglia e piacere di continuare a leggermi.
Io sono Marta e la mia presenza in questo racconto potrebbe sembrare marginale, ma, come potrete verificare, non lo è.
Pur avendo ereditato i colori e il fisico minuto di mio padre (una sorta di brutto anatroccolo colorato di 170 centimetri), ho, nondimeno, conservato lineamenti e fisico quasi identici a quelli di mia madre, ma con 10 centimetri in meno.
Tuttavia, per tutti, sono proprio una gran figa, mora, bel viso, occhi grandi e scuri, bocca carnosa e lunghi capelli che mi arrivano al culo.
Una quarta di seno e due natiche tornite e dure come il marmo, frutto di anni di pattinaggio artistico, fanno di me, dicono, proprio una gran fregna.
La svolta nel rapporto tra me, il mio patrigno e mia madre avviene proprio al mio quindicesimo compleanno. Quando Orlando, rendendosi conto che ormai sono una femmina fatta e finita, per la prima volta, alla foto di famiglia davanti alla torta, tenendomi per i fianchi, in posa per oltre trenta secondi, mi fa sentire il suo cazzone duro tra le natiche, sfregandolo intensamente. La cosa mi sconvolge non poco e mi destabilizza; primo perché l’ha fatto sfrontatamente davanti a mia madre che, immagino, abbia visto tutto e secondo perché, nonostante io l’abbia sempre schifato come uomo e come maschio, mentre mi piegavo per la terza volta per soffiare quelle maledette candeline, percepire la sua mazza dura nel solco del mio culo, fino a toccarmi, strofinandomela sulla fica, mi ha fatto bagnare.
Ho attribuito questa mia reazione al fatto che mi sono sentita per la prima volta considerata da lui come donna e come femmina o, magari, perché, oltre ad aver ereditato i geni da puttanella in erba da una madre troia, mi sono scoperta attratta, anch’io come lei, da maschi un po' trucidi.
Infatti, Orlando non è, certamente, un bell'uomo, ha tratti del viso molto marcati, capelli a spazzola, ventre prominente e due gambe che sembrano due tronchi. Ma il suo aspetto é tonico e ha carisma; ha occhi grandi e scuri e quando ti fissa è capace di spogliarti e scoparti solo con lo sguardo.
Infine, non avendo lesinato uscite dal nostro bagno mentre era completamente nudo, ho potuto appurare che ha anche un gran bel cazzo.
Questo, unito al fatto che é uno stronzo ricco e arrogante con modi da dominatore, lo rendono decisamente temibile e per questo attraente e molto ambíto dall'universo femminile.
Da quel momento gli sguardi e i comportamenti del mio patrigno nei miei confronti cambiano radicalmente. Sempre più spesso lo sorprendo a lanciarmi sguardi lussuriosi, non nascondendo, ma anzi manifestando sfacciatamente la vera natura delle sue intenzioni. Dopo un forte disagio iniziale le sue attenzioni cominciano a lusingarmi e ad eccitarmi.
L'eccesso di confidenza, poi, lo incoraggia al punto di mettermi le mani addosso anche se con carezze lascive sul culo o con forti pacche sulle natiche a cui aggiunge i suoi laidi commenti del tipo: “Beato chi te lo scoperà questo bel culo”.
Se, prima, ho pensato che questo suo atteggiamento fosse una fastidiosa forma di molestia sessuale, col tempo non ho potuto fare a meno di apprezzarla e quasi desiderarla, fino a provocarla volutamente.
Infatti, in casa inizio ad indossare, sempre più spesso, pantaloncini così striminziti al punto da disegnarmi la fessura della fica. Oppure gonne e t-shirt così corte e senza intimo in modo tale che, piegandomi sfacciatamente davanti al suo viso, lui possa godersi la mia fica aperta e le grandi labbra già piene di rugiada.
Cambio, pertanto, il mio atteggiamento anche nei confronti di mia madre. Infatti, inizio a invidiarla fosse solo per l’opportunità e la libertà di poter scopare quel gran cazzo quando lo desidera (e mia madre la vuole spesso quella minchia); quindi li spio mentre scopano, visto che da quel giorno lo fanno in qualsiasi luogo della casa e in qualsiasi momento.
Lui in particolare, ormai consapevole di potersi sbilanciare sempre più sfrontatamente nei miei confronti, non perde occasione per farlo e provocandomi, da gran porco bastardo, volendo fottere mia madre liberamente, me lo sbatte in faccia proprio in questi termini:
-"Se non vuoi vedere come mi fotto tua madre, e ti assicuro che lei non vede l'ora, dovresti uscire per una passeggiata o chiuderti nella tua stanza…o guardarci".
Vedendo la mia espressione scioccata, ride di gusto, mortificandomi ulteriormente per averlo fatto proprio davanti a lei che, invece di riprenderlo severamente, ride di gusto, quasi deridendomi.
Eppure, questa mia reazione dura molto poco perché il fatto che lo abbia condiviso con me davanti a lei che l'avrebbe trombata, lo vivo anche come un coinvolgimento nella sua/loro vita intima e sessuale più che come sfregio.
Inoltre, vero è che mi ha fortemente umiliata, ma proprio per questo mi ha eccitata al punto d’aver sentito forti fitte di piacere alla fica.
Si, per la prima volta, scopro che mi eccita essere maltratta e la mia lussuria cresce se sono trattata da loro come una sottomessa e schiava e non da figliastra.
Ma voglio dimostrare un po’ di dignità e, quindi, lo insulto, rivolgendomi anche a mia madre:
-"Sei sempre il solito porco. E tu, non dici nulla e gli permetti di insultarmi e umiliarmi? Sapete bene che non posso uscire a quest'ora, quindi mi chiuderò in camera. Potete fare tranquillamente i vostri porci comodi e spero solo di non sentirvi."
Mentre mi ritiro, dentro di me so già che non me ne starò buona in camera mia e, infatti, non appena sento i primi gemiti di mia madre e la voce rauca di Orlando che la insulta, esco dalla mia stanza, supero il bagno che divide le nostre camere, e, restando nascosta, inizio a spiarli, dalla porta appena socchiusa della loro camera.
Indosso solo un baby doll che mi copre a stento culo e fica e mi godo le prime scene cariche di lussuria. Lei è in piedi una gamba sul letto e le cosce larghe. Posso vedere la sua bella fica rosea mentre lei la tiene aperta con le dita; Orlando inginocchiato tra le sue cosce con le mani salde sulle sue natiche e con quella lingua chilometrica che la lecca dal culo alla fica.
-“Sì. Sì. Sì. Lecca maiale, leccatela tutta questa troia; falle sentire quel serpente tutto dentro, anche nel culo se stasera hai intenzione di sfondarlo.”
Lo insulta ad alta voce e lui per un attimo smette di leccarla e risponde:
-“Che gran vacca sei, Elena. In realtà non vedi l’ora di fartelo rompere il culo. So bene che adori godere col tuo buco stretto, ti fa sentire una gran puttana e dominata. Piuttosto, se non vuoi che ci ascolti tua figlia Marta, non urlare quando inizierai a godere come una cagna in calore.”
-“E perché dovrei privarmi di godere come una troia? Tanto prima o poi si ritroverà anche lei con una lingua o una minchia tra le cosce o nel culo e allora tanto vale che sappia già da adesso cosa l’aspetta. E, magari, se potrà vederlo dal vivo non potrà altro che farle bene.”
Lo dice con una convinzione che mi lascia senza parole e lo stesso Orlando commenta sorpreso.
-“Quindi, stai dicendo che non ti imbarazzerebbe se adesso quella troietta della mia figliastra fosse qui, da qualche parte a spiarci?”
-“Certamente, no! Forse perché sono una inguaribile esibizionista, ma tu sai che essere guardata mentre faccio sesso mi eccita e, in modo morboso, se a farlo è qualcuno che conosco, quindi, se devo dirla tutta, questa mia voglia da troia viziosa vorrei soddisfarla anche con lei.”
-”Cazzo, amore sapevo che eri una femmina perversa, ma tu sei al limite della depravazione e per questo mi arrapi da morire. E poi la nostra puttanella si è fatta proprio una bella fighetta e non mi dispiacerebbe essere uno dei primi a guidarla nei suoi primi passi verso il sesso, quello vero, adulto, sfrenato, lussurioso, perverso!.”
-“Sei un lurido porco, ti fotteresti la tua figliastra, bastardo perverso e depravato?”
Mentre lo dice si vede che quello che ha appena sentito dalla viva voce del suo uomo l’ha eccitata in maniera spasmodica e, infatti, afferra con entrambe le mani la sua testa e, muovendo il bacino, gli scopa la bocca con la fica, insultandolo.
-“Cazzo, cazzo, cazzooooo… fottimi con questa lunghissima lingua, fai godere questa puttana, voglio sborrarti e pisciarti in bocca porco bastardo, ahaaaaaaaaaaa.”
Orlando a quella sua sortita, le ha tempestivamente infilato due dita nel culo e la sta fottendo anche così.
Ho visto quella troia di mia madre tremare e sussultare; gli occhi che le roteavano nelle orbite per il piacere e con un urlo di godimento dà inizio a una sborrata che invade bocca, viso, braccio e torace del marito. Per non farla cadere Orlando la tiene salda per le natiche, non smettendo di leccare e succhiare quella fica.
Le mie mani da diversi minuti sono già tra le mie cosce e vedere quelle dita scivolare rapide nel suo culo mi fa venire un fortissimo desiderio di voler provare quelle stesse sensazioni. Assistere a quel tipo di penetrazione oscena e contronatura, mi ha segnato profondamente durante la mia evoluzione sessuale.
Con un po’ di goffaggine riesco a penetrarmi con un dito nel culo mentre con l’altra mano mi devasto il clitoride. E, Finalmente la vedo godere. A quel punto cedo anch’io e forti gemiti escono dalla mia bocca, avendo il mio primo orgasmo con la fica e col culo contemporaneamente. Quasi urlo il mio piacere e le mie gambe non reggono lo sforzo; quindi, mi accascio con le ginocchia sul pavimento, provocando forti rumori.
Mi illudo che non mi abbiano sentito ed ho solo il tempo di vedere loro due che si fissano negli occhi e Orlando che annuncia che sarebbe andato a controllare cosa fosse stato quel rumore.
Faccio la cazzata di non andare direttamente nel mio letto ma entro in bagno, dimenticando di chiudere a chiave la porta. Orlando che non brilla per rispetto della privacy, senza neanche bussare, entra e mi trova seduta sul water.
-“Orlando, ma che cazzo, non si bussa?”
Non risponde, ma, guardando le mie ginocchia arrossate, ha subito la certezza che quei rumori devo averli provocati io e mi dice:
-“Ti è piaciuto lo spettacolo? Da quanto ci stavi spiando? Da quando ho leccato la fica di tua madre o mentre la scopavo con le dita nel culo, facendola godere come una vacca da monta?”
-“Ma di che cazzo parli? Non ho visto nessuno spettacolo e non ho sentito neanche i vostri lamenti da depravati.”
Mentre lo dico, capisco di essermi appena tradita e divento rossa come un pomodoro. Anche la mia voce tremante è una prova della mia colpa. Per uscire da quell’imbarazzo tento di alzarmi dal water, ma Orlando ha previsto la mia mossa e mi blocca afferrandomi per la lunga coda e tirando forte in modo che le mie mani vadano sulle sue per impedirgli di farmi male, ma a quel punto lascio sguarnita da difese la parte più intima del mio corpo perché quel bastardo infila l’altra mano tra le cosce, racchiudendo nel palmo aperto la mia fica nuda mentre con il medio arriva a stuzzicarmi il buco del culo.
-“Piccola troia devi essere proprio in calore perché sei un lago e magari ti sei anche masturbata?”
Un urlo mi sfugge mentre tento di allontanare quella mano. Ma lui è molto più forte e con le dita inizia a devastarmi il clitoride, strappandomi gemiti continui, facendomi tremare tutta per il piacere.
-“Fermati, maiale, lasciami andare, sporco bastardo, ti denuncio! Ahaaaaaa… ohooooooo…sììììì…”
In quel frangente, davanti alla porta appare la figura di mia madre che con un sorriso, più simile a un ghigno, esclama:
-“Che ti avevo detto amore? La mia piccola è già una puttanella in erba, guarda come si gode la tua mano tra le cosce. Falla godere, magari, senza danni e poi spediscila a letto. Per questa sera dovrà bastarle.”
Resta ancora il tempo per assistere alla mia lussuriosa reazione che le dita di Orlando mi provocano e il primo devastante orgasmo mi travolge, facendomi urlare di piacere. Tremo e sussulto, mentre dalla mia bocca i rantoli di godimento non scemano. Il medio di Orlando, però, non smette di torturarmi e lo sento infilare tutto nel culo fino alla nocca. Inizia a muoverlo avanti e indietro, sopra e sotto, e gli basta un minuto per farmi urlare come una puttana, facendomi sentire ancora piu troia e riversare sul pavimento tutta la mia mia vergogna, sborrando e inondando anche il suo braccio. Quando penso che lei sia andata via, lasciandomi da sola nelle mani del suo laido porco, alle mie urla di piacere la sento gridare:
-“Falle pulire il pavimento…con la lingua, così la cagnetta inizia a farci l’abitudine!”
Recupero un minimo di lucidità e spero che il bastardo non me lo faccia fare, ma anche questa volta mi illudo, perché mi prende ancora per i capelli e mi obbliga a leccare il pavimento per raccogliere la mia stessa sborra. Poi mi solleva la testa, mi infila due dita in bocca, ravanando e obbligandomi a leccarle, avvicina il suo viso e insieme a me lecca e succhia, infilandomi la lingua in bocca. Non contento di queste umiliazioni, mi prende la mano e la porta sul suo cazzone ancora duro. Istintivamente lo stringo, ne percepisco il calore e lo sento pulsare. Quella minchia mi ha appena stregata e quando mi prende per il collo e mi costringe ancora ad inginocchiarmi davanti alla sua mazza, spero tanto che mi costringa a prenderla in bocca e mi obblighi a spompinarla. Ma quell'uomo é un vero perverso e si limita solo a sfregarmelo sulle guance, sul collo, sulle labbra e non appena percepisce che il mio istinto è leccarlo, mi allontana bruscamente il viso, dicendomi:
-"Non adesso, puttanella. Puoi solo sentirne il calore e l'odore. Annusalo cagna, riempiti le narici così quando ti masturberai pensando a me e alla mia minchia avrai la sensazione di sentirne profumo e calore."
Mi sento frustrata, vogliosa eppure quel suo modo di umiliarmi e farmi sentire una puttana, mi eccita enormemente.
-“Comunque, hai proprio un buon sapore, chissà che la prossima volta non lo possa sentire con la mia lingua direttamente dalla tua fighetta, puttanella. Ancora una cosa; a questa età il sesso con una minorenne consenziente non è punibile dalla legge e tu ho la certezza che lo abbia molto gradito.”
Sono esterrefatta, non riesco a pronunciare alcun suono e sono troppo scioccata per le ultime violenze subite, facendomi sentire oltraggiata e abusata.
Ma se razionalmente la mia reazione è questa, la mia mente perversa e il mio corpo hanno detto e dicono altro perché ancora una volta quel trattamento da schiava e da cagna in calore mi ha eccitato moltissimo.
Orlando prima di andarsene, mi passa due dita sulla fessura, accarezzandomi la vulva, infila un dito, strappandomi ancora un gemito di dolore e di piacere, poi senza forzare oltre si porta il dito in bocca, leccandolo e succhiandolo, infine dice:
-“Come supponevamo io e quella meravigliosa troia della tua mamma, sei ancora vergine, ma già una gran troia e da adesso sarai la mia schiava, la nostra sottomessa. Quindi non farti sverginare la fica fino a quando non sarò io a ordinartelo!”
Quello che è un comando perentorio mi convince ancora di più che ha ragione lui, sono diventata la sua sottomessa e la loro schiava e devo presumere che questa decisione sia condivisa, con sua grande soddisfazione, anche da quella puttana di mia madre.
Continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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